
Alla fine è stata solo una buffonata, come previsto.
La “guerra” tra FIA e FOTA (rispettivamente Federazione Internazionale dell’Automobile e Formula One Team Association) altro non era che un braccio di ferro per dimostrare chi era il più forte.
Max Mosley, presidente FIA, preso da delirio di onnipotenza, voleva imporre ai team e alla F1 regole assurde e troppo confuse, introducendo il cosiddetto tetto di spesa che i grandi costruttori invece assolutamente non volevano.
I Team invece, dopo essersi uniti, volevano far capire che senza di loro la F1 non sarebbe stata tale e avevano minacciato di creare e gestire per conto loro un campionato alternativo.
E alla fine hanno vinto.
Nel 2010 non ci sarà il tetto di spesa per i team iscritti al mondiale e Mosley “il nemico” non si ricandiderà alla presidenza FIA ad ottobre. Proprio come volevano Montezemolo e soci.
Dopo aver cantato vittoria ed aver “ballato sulla tomba” di Mosley, però i membri FOTA non avevano messo in conto i cambi di umore di Max stesso che, ha minacciato, o si chiederà scusa a lui e si eleggerà Jean Todt a nuovo presidente (malvisto dalla Ferrari per come è finita la loro collaborazione) oppure si ricandiderà lui stesso venedo meno agli impegni presi.
Ora che la FOTA ha mostrato tutto il suo peso politico e sportivo, è auspicabile che tenti di riportare nel mondiale l’appeal che l’automobilismo ha sempre avuto in passato, quando i grandi campioni vincevano gare sorpassandosi e non sfruttando la capacità di calcolo di un supercomputer installato nel retro box.
Limiti all’aerodinamica, abolizione dei rifornimenti durante i GP, più punti al vincitore, sono i primi passi e le prime promesse fatte per arrivare a riportare la F1 ai vertici del motorsport.
Tra le nuove proposte c’è stata anche quella di mettere in pista una terza macchina da dare in gestione a team esterni, come accade nel motomondiale, ed è tornata di moda l’ipotesi di un passaggio di Valentino Rossi in Formula 1.
Personalmente credo che questa sia solo l’ennesima trovata pubblicitaria, per far parlare di più (semmai ce ne fosse bisogno) giornali e tv, sempre più attente alle vicende extra sportive che a ciò che accade in pista.
Rossi in F1 sarebbe affascinante certo, ma a chi gioverebbe vedere un campione indiscusso delle due ruote arrancare in quindicesima posizione a bordo di una Ferrari?
Non è più tempo dei piloti a 360 gradi, dei Surtess per intenderci, l’unico capace di vincere il mondiale 500 e poi quello di F1.
Ormai la tecnica, la tecnologia e la specializzazione di uomini e mezzi si è spinta talmente avanti che pensare di vedere Rossi salire su una Formula 1 e dare paga a un Hamilton rientra assolutamente nel campo dell’utopia.
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